“Cercate di stare tranquilli”.Questa frase ormai entrata nella conoscenza comune è tuttavia densa di significati per chi, nonostante i propri sforzi se la sente ripetere in molte occasioni.

Le tecniche di PMA generano stress?La riflessione deve essere più approfondita. Chiedere, infatti, ad una coppia che si sottopone a trattamenti di PMA di eliminare la tensione emotiva, il nervosismo e lo stress in genere è quasi come chiedere di non respirare. Si chiederebbe infatti di annullare un processo involontario, automatico ed inconsapevole, sul quale non si ha solitamente nessun controllo diretto. I trattamenti di PMA (qualsiasi, ma soprattutto quelle più complesse) possono comportare significative quote di stress nei membri della coppia.

Qualche anno fa un autore particolarmente rappresentativo (Menning, 1975) definì l’infertilità una “crisi esistenziale generalizzata” che investe la coppia . Nella maggior parte dei casi la coppia giunge all’appuntamento con il proprio desiderio di procreazione con la consapevolezza che basterà sospendere i metodi con cui fino ad ora si è rimandato il concepimento, per raggiungere questo obiettivo. Seguirà poi un periodo dove speranze e disillusioni si alterneranno fino a determinare la certezza che potrebbe essere importante sottoporre il problema ad uno specialista. Questo passo importante darà il via ad una sequenza di accertamenti lunghi e fastidiosi. In ognuno di questi passaggi si annidano potenziali fonti di stress sia per ogni singolo membro che per entrambi. La coppia è spesso costretta dagli eventi a ri-contrattualizzare il proprio rapporto: è possibile una vita senza figli? fino a quando e a quanto siamo disposti a tentare per raggiungere il nostro obiettivo? Questo processo non di rado genera incomprensioni, silenzi, aspetti reattivi ed, a volte, rabbiosi. Anche la sessualità può risentirne pesantemente a causa dei rapporti mirati.

In realtà, l’emotività può manifestarsi in molteplici maniere e, come un fiume sotterraneo, emerge in terreni insospettabili e lontani. Sottoporsi a trattamenti di PMA può essere intrinsecamente stressante perché significa affrontare esami, tentativi, dubbi, farmaci, incertezze, notizie negative, fallimenti etc. che fanno da contrappeso ad un desiderio che nel frattempo diventa sempre più nitido e totalizzante e che, nonostante tutto, non si ridimensiona con l’esperienza (seppure negativa), ma anzi si nutre ed accresce.

Oggi sappiamo che un gruppo di donne che cercano un bambino attraverso le tecniche di PMA (procreazione medicalmente assistita) e che segue un programma di tecniche di rilassamento, ha maggiore probabilità di conseguire una gravidanza di un gruppo di controllo che effettua i medesimi trattamenti, senza utilizzare contemporaneamente una tecnica di rilassamento (Louis GM, 2011). Alcuni studi ipotizzano un effetto dello stress sulle contrazioni delle pareti delle tube uterine (peristalsi tubarica) o di quelle della parete dell’utero (contrattilità uterina) attraverso modificazioni del controllo esercitato dal sistema nervoso simpatico. Il sistema nervoso periferico consiste in nervi che controllano il funzionamento di molti organi. Uno studio ha dimostrato la relazione fra i livelli di mediatori come cortisolo e alfa amilasi, che risentono dello stress,  e il tempo necessario per ottenere una gravidanza. Sulla base dei risultati di altri studi si è ipotizzato un effetto diretto dello stress sulla cellula uovo con un peggioramento della sua qualità.

Dal complesso dei lavori sembra si possa concludere che lo stress ha un effetto peggiorativo sulla qualità della cellula uovo e sulla funzione riproduttiva in generale.

Mentre, come abbiamo visto, è ben noto l’effetto diretto dello stress sull’ovulazione, il suo impatto sull’esito dei cicli di riproduzione assistita non è ben conosciuto.

Non sembra, infatti, vi sia una correlazione tra il livello di parametri di laboratorio, che sono indici indiretti dello stress, come il cortisolo dosato nella saliva, e il numero di ovociti prelevati dopo la stimolazione ormonale delle ovaie . Sembra esserci possibile evidenza di effetti sull’impianto dell’embrione nell’endometrio, il tessuto che tappezza internamente l’utero. Infatti in uno studio su un modello animale, si è osservato che lo stress riduceva la percentuale di impianto.

Si può ipotizzare, quindi, che la stimolazione ovarica controllata non risenta dello stress, per lo meno in termini di sviluppo e di maturazione degli ovociti. Potrebbe invece esserci un effetto sull’impianto dell’embrione.

L’uomo e la donna vivono diversamente lo stress?Premesso che ciascun individuo è unico e possiede sensibilità peculiari in aree che ad altri possono essere indifferenti o viceversa, è possibile differenziare tra i sessi le fonti di stress.

I trattamenti di PMA sono prevalentemente indirizzati alla donna, che risulta ovviamente più esposta a fonti di stress correlati alla procedure. Sempre la donna è chiamata a frequentare il Centro più assiduamente sacrificando il lavoro e spesso sottoponendosi a lunghi spostamenti.
Quando i trattamenti di PMA  falliscono nella fase di annidamento (impianto dell’embrione) anche in caso di etiologia maschile è la donna che spesso sperimenta il senso di colpa per non aver saputo offrire un ambiente accogliente agli embrioni (secondo la propria lettura soggettiva).
Generalmente, ma non sempre, la donna reagisce manifestando una significativa volontà di esprimere le proprie opinioni e stati d’animo condividendoli con altri.

Il maschio è più esposto quando rappresenta la causa preponderante dell’infertilità o quando percepisce un senso di impotenza nel supportare la propria compagna. La reazione più tipica al maschile è la chiusura e l’introversione.

In conclusione possiamo ritenere che:

  • I lavori sperimentali, effettuati soprattutto su modelli animali, ma anche su donne nella specie umana, sembrano indicare un effetto peggiorativo dello stress sulla funzione riproduttiva, effetto che viene in parte superato dalle tecniche di PMA.
  • Le metanalisi indicano che se esiste un effetto dello stress sugli esiti della PMA, questo effetto è molto ridotto.

Quindi sembra assolutamente opportuno un sostegno psicologico e sociale alle coppie che si sottopongono a procedure di PMA, non solo per ovvie ragioni di buona pratica clinica (e umana), ma anche per un possibile effetto sul miglioramento dei risultati.

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