Una serie di evidenze scientifiche ha dimostrato, nel corso degli ultimi anni, il ruolo sostanziale che alcuni fattori ambientali, abitudini di vita e malattie possono esercitare nello sviluppo dell’infertilità maschile. E’ ormai certo che una serie di inquinanti ambientali, che in termine scientifico sono definiti endocrine disruptor (traducibile in italiano in “perturbatori endocrini), sono in grado di interferire negativamente con la spermatogenesi, sia in termini di riduzione numerica degli spermatozoi, sia in termini di alterazione qualitativa degli stessi . Per alcune di tali sostanze inquinanti è stata individuata un’attività “simil-ormonale”, che consiste nella capacità di esercitare sui tessuti un’azione simile a quella degli estrogeni, i principali ormoni sessuali femminili. Tale attività ormonale è in grado di interferire con i delicati equilibri dell’apparato riproduttivo, causando, nell’adulto, alterazioni della produzione spermatica, ma soprattutto condizionando negativamente, nelle età precedenti la pubertà, lo sviluppo degli organi e l’evoluzione della funzione riproduttivi. Va ricordato come tali sostanze inquinanti siano purtroppo diffusamente presenti nell’ambiente e in particolare nei pesticidi che spesso contaminano gli alimenti e le acque, e nelle materie plastiche utilizzate per oggetti di uso quotidiano. Effetti negativi sulla fertilità maschile sono inoltre associati a esposizione agli idrocarburi e ai loro prodotti di combustione che, come è noto, costituiscono il principale agente inquinante nei centri urbani.

Anche il fumo di sigaretta è in grado di danneggiare la fertilità maschile, in proporzione al numero di sigarette fumate. Gli effetti dei prodotti di combustione del tabacco si manifestano principalmente sulla motilità dello spermatozoo, ma sono segnalati anche danni a carico del DNA cellulare.

Tra i farmaci in grado di alterare la produzione spermatica, vanno in primo luogo ricordati gli ormoni impiegati per incrementare massa muscolare e prestazioni degli sportivi, definite sostanze dopanti. Tali trattamenti, che utilizzano alte dosi di testosterone o di altri ormoni anabolizzanti che “gonfiano” i muscoli, sono in grado di bloccare l’attività di un’importante ghiandola endocrina, l’ipofisi, e determinano, di conseguenza, un rallentamento, fino al blocco completo, della funzione dei testicoli. Effetti collaterali sulla fertilità maschile si registrano anche per l’assunzione di altri farmaci, fra i quali spiccano gli antitumorali citostatici, ossia le molecole utilizzate per curare i tumori, sfruttando la loro capacità di fermare o rallentare la replicazione cellulare. La particolare sensibilità dei tessuti testicolari al danno prodotto dai farmaci antitumorali citostatici, che spesso si traduce in alterazioni dello sperma non del tutto reversibili dopo la sospensione della terapia, giustifica la necessità di ricorrere al congelamento degli spermatozoi, presso una banca del seme, per tutti i pazienti in età fertile che debbano sottoporsi a tali trattamenti farmacologici.  Gli effetti collaterali a carico della funzione riproduttiva maschile non riguardano però solo i farmaci antitumorali, ma al contrario sono segnalati anche per diverse altre molecole di frequente impiego, quali ad esempio alcuni antibiotici e psicofarmaci. Per tali ragioni è sempre consigliabile che gli uomini in età fertile, prima di intraprendere una qualsiasi terapia farmacologica di lunga durata, discutano con il medico le possibili conseguenze sulla capacità riproduttiva.

Fra i principali fattori che predispongono ad alterazioni dello sperma, una menzione particolare spetta alle condizioni in grado di determinare un aumento della temperatura dei testicoli. Il danno conseguente alla esposizione ad alte temperature è stato dimostrato con piena evidenza in numerosi studi, e si traduce in un’alterazione degli spermatozoi, non solo di numero ma anche e soprattutto, in una riduzione della motilità e in un netto aumento della percentuale di cellule atipiche, cioè alterate nella forma (3-4). La prevenzione del danno testicolare da alte temperature richiede anzitutto la modifica di alcune abitudini di vita, e in particolare di quella, diffusa tra i giovani, di indossare indumenti aderenti, spesso di tessuti sintetici, che riducono i normali scambi termici e innalzano la temperatura dello scroto, la sacca nella quale sono contenuti i testicoli. Anche l’obesità può concorrere a incrementare la temperatura dei testicoli, creando una barriera di tessuto adiposo che limita gli scambi termici fra gli organi dell’apparato genitale e l’ambiente. La riduzione del peso corporeo è per questo motivo un’efficace strategia per migliorare la funzione riproduttiva, in considerazione anche della possibile correzione delle alterazioni endocrine che, assieme all’aumento della temperatura dei testicoli, rendono l’obesità un’importante fattore di rischio di infertilità.

Un ruolo centrale, nell’ambito dei fattori predisponenti all’infertilità maschile, va attribuito ad alcune attività lavorative. Oltre ai già citati danni da aumentata temperatura scrotale, che possono interessare tutte le categorie professionali esposte a fonti di calore (panificatori, lavoratori dell’industria siderurgica, ecc), vanno segnalati i danni legati a esposizione a sostanze chimiche quali gli anticrittogamici usati in agricoltura, gli idrocarburi, le vernici.

La funzione riproduttiva maschile è, in conclusione, una funzione estremamente sensibile e, al di là delle malattie che possono colpire l’apparato genitale maschile, sono molti i fattori ambientali che possono condizionare la funzione testicolare. E’ quindi necessario far proprio il concetto di prevenzione della salute riproduttiva, che consiste nel modificare le abitudini di vita e gli altri fattori potenzialmente dannosi per la fertilità, evitando così di ricorrere alle cure del medico quando già potrebbe essere troppo tardi.

Bibliografia

  1. Petrelli G et al. Enviromental risk factors and male fertility and reproduction. Contraception 2002; 65(4): 297:300.
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