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Ho deciso di scrivere questa lettera perchè, credo che a volte ammettere i propri limiti sia il modo migliore per superarli. Mi chiamo Gianluca ed ho 33 anni.Da quando ero piccolo sono cresciuto con  il desiderio di essere padre, un buon padre, proprio come il mio, che purtroppo ho perso alla sola età di 13 anni.  Sono stato educato da mia madre a prendermi sempre cura dell’altro, quindi nel momentro in cui incontro la donna della mia vita, è stato automatico e spontaneo per me dedicarle tutte le attenzioni e l’amore incondizionato che si può provare per la propria “anima gemella”. Mi sentivo felice, invincibile, avevo accanto l’amore che ogni giorno andava sempre più velocemente verso la realizzazione del sogno di costruire insieme la vita, la famiglia.Ed proprio nel realizzare questo sogno che mi sono scontrato con la mia convinzione di essere forte ed invincibile, un “vero uomo”. Il primo vero intoppo è stato nel momento in cui alla notizia di avere “pochi “spermatozoi ho sentito come se l’immagine di me che avevo costruito si fosse frantumata, come se la mia virilità fosse stata presa a pugni dall’infertilità.” Il mondo addosso! Oltre a non poter essere un buon padre, non sarei diventato padre, ma soprattutto non ero nemmeno un buon marito per mia moglie. Nella mia testa solo questi pensieri, diventati ormai ossessione.

Così , da quello spermiogramma, cambiano molte cose, cambio io. Divento chiuso, un muro, triste e depresso. Non accettavo nulla, nemmeno l’ipotesi lontana di rivolgerci in un centro per maggiori indagini, niente, la rassegnazione. Ovviamente da fuori poteva apparire esagerato come comportamento, ma credetemi, da dentro non lo era affatto…anzi, il dolore che provavo e l’umiliazione quotidiana di non vedermi padre, era atroce. Un giorno, casualmente sento parlare mia moglie al telefono con sua sorella. Quella telefonata mi ha fatto scattare una molla dentro. Le sue parole di dolore profondo andavano oltre la tristezza di non avere figli, ma erano rivolte  a me, alla mia sofferenza, al suo sentirsi impotente davanti al mio essere ormai un muro. Da quel momento è cambiato tutto, con difficoltà inizio ad abbattere qualche “mattoncino” ed a permetterle di parlare, cosa che da mesi rifiutavo totalmente. Insieme decidiamo che era il caso di ripartire da zero, ci rivolgiamo al Centro Gatjc, che ci aveva consigliato il mio andrologo. Li accettiamo subito anche l’aiuto di supporto psicologico che il centro offre. Abbiamo iniziato a respirare aria nuova, un aria così pulita e leggera che nemmeno immaginavamo ci potesse essere. Il mio muro si rompe sempre di più, ed io  mi sento libero. Libero di poter vedere l’infertilità, non come un limite permanente, ma solo una parentesi da chiudere ed affrontare con forza e  coraggio. Mi sono risentito virile, indipendentemente dal numero di spermatozoi!!!

Adesso abbiamo iniziato il percorso, indipendentemente da come andrà, so di potercela fare.

Gianluca

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