Fumare Marijuana può rendere gli uomini sterili. Oltre agli altri numerosi danni alla salute arrecati all’organismo dagli spinelli, si è ora scoperto che l’esposizione alla cannabis, a lungo andare, potrebbe interferire con la formazione degli spermatozoi e causare l’infertilità maschile.
Ad affermarlo è uno studio dell’Università di Sheffield pubblicato su Human Reproduction. Secondo gli esiti della ricerca, il consumo di marijuana ridurrebbe le dimensioni degli spermatozoi, alterandone la forma.
La ricerca, in realtà, aveva come obiettivo l’analisi dei vari fattori che possono influenzare la produzione e la struttura degli spermatozoi. Altri fattori, infatti, esercitano un impatto decisivo sulla morfologia del liquido seminale. Nel corso dell’estate, ad esempio, la produzione di sperma peggiora, mentre è significativamente migliore negli uomini che si astengono dal sesso per più di 6 giorni. Poco effetto viene invece associato sia all’alcol che al fumo di sigaretta.
L’analisi ha coinvolto oltre 2mila uomini che si erano rivolti a 14 cliniche per la fertilità nel Regno Unito. Un’altra ricerca pubblicata su Pnas da ricercatori italiani del Consiglio nazionale delle ricerche – Istituto di chimica biomolecolare (Icb-Cnr), Istituto di cibernetica (Ic-Cnr) e Istituto di biochimica delle proteine (Ibp-Cnr) – e dell’Università di Roma Tor Vergata è giunta alle stesse conclusioni.
Lo studio, realizzato su modello murino, dimostra il coinvolgimento nel processo della spermatogenesi del sistema endocannabinoide, ovvero il sistema su cui agisce anche la marijuana.
Negli ultimi anni”, spiega Pierangelo Orlando dell’Ibp-Cnr, “abbiamo assistito ad un aumento progressivo dell’incidenza dell’infertilità di coppia. Secondo le più recenti statistiche a livello mondiale, sarebbero circa il 15% le coppie con problemi di mancata o ridotta fertilità, per il 40% attribuibili a oligospermia o azoospermia maschile. Le cause potenziali della ridotta fertilità maschile sono da ricondurre per il 60% dei casi ad una origine genetica e per il restante 40% a malformazioni occlusive o che sfuggono alla classificazione”.
Una delle cause dell’oligospermia, tra quelle che attualmente non risultano classificabili – prosegue il ricercatore, componente del Endocannabinoid Research Group coordinato da Vincenzo Di Marzo dell’Icb-Cnr – potrebbe essere riconducibile al cattivo funzionamento del sistema endocannabinoide, con cui anche l’abuso di cannabis può interferire. “È stato infatti osservato che le cellule germinali presenti nel testicolo dell’animale possiedono recettori del sistema endocannabinoide e, in particolare, che il recettore dei cannabinoidi di tipo 2 (CB2) è coinvolto nel processo meiotico mediante il quale da ogni spermatocita primario (che nel maschio della specie umana presenta assetto cromosomico 46, XY) si ottengono 4 nuove cellule (spermatidi) 2 con assetto cromosomico 23, X e 2 con assetto 23, Y, che daranno origine durante la spermiogenesi agli spermatozoi maturi. Paralleli studi farmacologici dimostrano la possibilità di modulare in vivo il sistema endocannabinoide mediante agonisti ed antagonisti dei recettori CB2 ed inibitori della formazione o degradazione degli endocannabinoidi, aprendo così la strada ad approcci terapeutici in caso di funzionamento non corretto”.
Infine, conclude il ricercatore, “il ricorso alla fecondazione medicalmente assistita (Icsi-iniezione intro-citoplasmatica dello sperma nell’ovulo, eventualmente previa aspirazione degli spermatozoi residui dal testicolo-TESA), se ha risolto gran parte dei casi di infertilità maschile, ha determinato nella prole un aumento statisticamente significativo sia di trasmissione genetica dell’infertilità, sia una incidenza maggiore da 6 a 9 volte di anomalie cromosomiche, in particolare quelle definite ‘da difetto di imprinting’ (sovra-dosaggio genetico) come le sindromi di Beckwith-Wiedemann, Angelman, Prader-Willi”, malattie genetiche rare caratterizzate da importanti alterazioni anatomo-funzionali .

Dr. D.Laganà

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