Si torna a parlare di Legge 40. Oggi a essere messo in discussione di quel che resta della normativa del 2004 è il divieto di accesso alle tecniche di procreazione assistita per le coppie fertili, ma portatrici di malattie che non vogliono trasmettere ai propri figli e rilevabili dalla diagnosi preimpianto. A sollevare il dubbio di costituzionalità della legge, portando la questione alla Consulta, è stato il Tribunale di Roma, in seguito al ricorso presentato da una coppia fertile ma portatrice sana di distrofia muscolare di Becker che si è vista negare l’accesso alla fecondazione assistita e quindi alla diagnosi preimpianto.

Nel 2012 già la Corte europea dei diritti dell’uomo aveva bocciato la legge 40 e giudicato incoerente la normativa italiana in merito a un caso analogo, perché “nega alla coppia l’accesso alla diagnosi preimpianto, autorizzando poi l’aborto terapeutico nel caso in cui il feto sia affetto da quella stessa malattia”. Stavolta ad esprimersi in merito sarà invece la Consulta.

Le violazioni contestate nei confronti della Legge 40, scrive l’Associazione Luca Coscioni, sono il principio di uguaglianza tra chi è infertile e con malattie genetiche e può accedere alla fecondazione assistita (e può effettuare la diagnosi preimpianto) e chi è fertile portatore di malattie ereditabili ma non può accedere alla procreazione medicalmente assistita e alle indagini sul feto; il diritto di autodeterminazione nelle scelte procreative; il profilo di tutela della salute della donna.

Ora quindi la Consulta, oltre a doversi esprimere in merito ai dubbi di costituzionalità sul divieto di eterologa e sul divieto della donazione degli embrioni alla ricerca, è chiamata anche a valutare il dubbio di costituzionalità sull’accesso alle tecniche di fecondazione assistita solo per le coppie fertili.

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