donnafuori

Mi chiamo Beatrice, ed anch’io come molte donne, ho subito la condanna che non avrei avuto facilmente la possibilità di ottenere la gravidanza, e soprattutto, naturalmente. Tutto è partito dalla mia adolescenza, quando per i dolori forti ed atroci durante il ciclo, svenivo sistematicamente. Ho sempre sofferto di endometriosi. Sono stata sottoposta a vari interventi, ogni volta con il dolore che si aggiungeva per un problema nuovo, e che mi avvicinava la stessa sentenza ad ogni controllo ecografico e ginecologico. Dopo essermi sposata, ho cercato di affidarmi a qualcuno per trovare una strada per tentare di affrontare la mia infertilità, ma la risposta è sempre stata la stessa: sempre la solita porta sbattuta in faccia in modo crudele e disumano.

I primi tentativi di stimolazione farmacologia per iniziare una fecondazione presso una famosa clinica di Milano sono stati un disastro! Ho iniziato subito le stimolazioni senza far passare troppo tempo una dall’altra, ed ecco il grande risultato, alla terza inseminazione…finalmente quello che ho sempre desiderato: al 12/13 giorno dall’inseminazione non avevo il ciclo! I test ormonali della gravidanza ci davano ragione, e l’ostetrica Manuela in risposta al mio whatsapp con la foto del risultato, mi telefona urlando di gioia: “Beatrice sei incinta, le tue beta sono positive!Non mi sembrava vero, si stava realizzando l’impossibile, si stava realizzando quell’1% di possibilità che tanto aveva pesato sugli anni che dovevano essere più belli della vita… e cosi sono iniziati i nove mesi più belli della mia vita.
Ed eccomi qui, con il piccolo Gaetano che dorme nella sua culla come se fosse un angioletto, no è un angioletto… e sono certa che per ogni donna che soffre per essere definita infertile, sterile,  e che lotta e si confronta con i momenti più tristi, che non si arrende ai primi insuccessi delle inseminazioni, c’è il destino diventare mamma. Tutto e tutti sembrano ricordarti di non essere madre, ma soprattutto di non poterlo essere mai. Una maternità negata, a priori! Come se fosse inutile anche lottare, provarci. Tutto, però, si dimentica quando per la prima volta stringi tra le braccia quel bambino tanto atteso e desiderato! Ed è in quel momento che nient’altro ha più senso.

 

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