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Dal momento in cui ho scoperto di essere infertile, il mio mondo è crollato. Non avevo considerato di poter avere difficoltà a procreare in maniera naturale, d’altronde tutte le persone che conosco a poca distanza dal matrimonio si sono ritrovati a cambiare pannolini e a dare pappette!

Buongiorno a tutte, mi chiamo Patrizia ed ho 40 anni, dieci di questi, li ho passati a girare e rigirare l’Europa. Si, l’Europa! La mia storia passa da una stimolazione andata in iper ad una fecondazione eterologa. Appena abbiamo capito di non riuscire ad ottenere la gravidanza naturalmente, ci siamo rivolti quasi subito in un centro specializzato. Un pò come tutti, appena si pensa di avere problemi di salute, la prima cosa che si fa è erroneamente quella di andare al nord, per visite ed interventi. Noi abbiamo fatto così da subito! Siamo andati prima a Roma in un centro molto rinomato, ma ad oggi mi rendo conto di essere stati per loro solo un numero che sborsava soldi. Poi ci siamo spostati a Bologna dove li ho visto come la negligenza del medico può portare a danni letali. Infatti, effettuato il pick up, il medico non si era accorto come le mie ovaie fossero andate in iperstimolazione e della quantità di liquido che fosse presente. Ho pagato cara questa negligenza, che ovviamente oltre ad avermi portato ad avere dolore addominale, gonfiore ect ect, mi ha riportato in sala operatoria per prelevare il liquido in eccesso. Da li ovviamente un lungo periodo di convalescenza, che ha portato poi a 2 transfer negativi. Nonostante l’iperstimolazione, come era successo anche a Roma, la presenza di ovociti  c’era, ma la qualità era pessima!Infatti su 10 ovociti, a Roma nessuno andava bene per proseguire l’inseminazione, mentre a Bologna si era formato solo un embrione. Quindi l’unica cosa che confermava ogni centro era la pessima qualità degli ovociti. Cioè le mie ovaie producevano ovociti…ma pessimi! Un duro colpo, un’ingiustizia terribile. Quindi, subito questo “trauma”, non  è stato facile rialzarmi. Siamo rimasti fermi 4 anni, con la convinzione che ormai il nostro destino fosse quello e dovevamo rassegnarci.

Nel momento in cui, ritroviamo la forza, una nuova delusione. Ci ritroviamo a cena con dei colleghi di Maurizio che erano appena tornati dalla Spagna, dopo aver eseguito un transfer li di fecondazione eterologa. Mi incuriosisce la clinica dove si sono rivolti e soprattutto era la prima volta che sentivamo parlare di fecondazione eterologa. Così prendiamo i contatti con la clinica spagnola e nel giro di 4 mesi ci siamo ritrovati li ad effettuare un ciclo di fecondazione eterologa. Avevamo scelto questa strada, così io non dovevo più confrontarmi con l’amara realtà di essere una “gallina dalle pessime uova”. Mio marito non era molto d’accordo con questa decisione, lui voleva che riprovassimo un altro ciclo di omologa, a Gioia Tauro, in un centro così vicino casa. Morale della favola, mi sottopongo anche alla fecondazione eterologa, con esito negativo. Da li rimaniamo fermi un altro anno, finchè poi decidiamo di andare a Gioia Tauro. Io ero molto diffidente, di un centro calabrese! In realtà non smetterò mai di dire che grande insegnamento di vita mi ha dato questo esperienza, sia ovviamente perchè abbiamo realizzato il nostro sogno e sia perchè avevamo dato per scontato che essendo così vicino casa, non potesse essere di qualità come centro. Già dalla prima consulenza avevamo capito che prima di dare per scontato qualsiasi cosa e rifarsi solo delle nostre esperienze passate, volevo dare il loro parere clinico, osservando in prima persona la situazione. Dopo una serie di esami, cure specifiche, integratori alimentari adatti ed alimentazione più sana, ci rimettiamo in gioco. Riproviamo con la fecondazione omologa. Nonostante la mia diffidenza di fondo, che era dovuta in realtà alle esperienze negative, hanno prelevato 8 ovociti e di questi inseminati 5 per ottenere così 2 blastocisti. Un sogno, già solo questo! Il primo transfer è andato male ma al secondo abbiamo ottenuto le beta positive. Grazie Gatjc, non solo perchè ci avete regalato la nostra piccola Rosa, ma perchè dopo anni di dolore ed etichette ci avete fatto ritrovare la voglia di lottare, grazie alla vostra umanità.

Patrizia

 

 

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