Il fattore maschile è responsabile approssimativamente del 20% dei casi di infertilità all’interno di una coppia. Una delle cause di infertilità maschile è rappresentata dall’azoospermia: condizione in cui non sono presenti spermatozoi nel liquido seminale.

L’azoospermia può dipendere da due fattori:
1) presenza di un blocco in un qualche punto nel percorso degli spermatozoi dal testicolo all’uretra (il tubo attraverso cui passa l’urina). In questo caso si parla di Azoospermia Ostruttiva: i testicoli sono caratteristicamente di buon volume, contengono spermatozoi, e il quadro ormonale (FSH in particolare) è normale;
2) mancanza di produzione di spermatozoi da parte del testicolo, senza che vi sia nessuna ostruzione delle vie seminali. Si parla di Azoospermia Non Ostruttiva, o “NOA” detta anche “AZOOSPERMIA SECRETORIA”: i testicoli sono caratteristicamente di volume ridotto e di consistenza alterata alla palpazione, e il quadro ormonale è alterato, con caratteristicamente valori elevati o molto elevati di ormone FSH.

Fino all’inizio degli anni ‘80 si riteneva che nei testicoli dei soggetti affetti da Azoospermia Non Ostruttiva (o “NOA”) non vi fossero spermatozoi. Nel 1981 fu dimostrato che nel tessuto testicolare di soggetti con NOA era possibile riscontrare alcuni isolati focolai di spermatogenesi, con quindi presenza di spermatozoi.
L’introduzione nel 1992 della tecnica di iniezione di spermatozoi all’interno del citoplasma dell’ovocita, o “IntraCytoplasmatic Sperm Injection” (ICSI) ha permesso di utilizzare questi spermatozoi per procedure di fecondazione assistita.
Per i pazienti affetti da NOA vi è la possibilità di  recuperare gli spermatozoi dal tessuto testicolare tramite la biopsia del testicolo , per essere poi utilizzati per le tecniche di riproduzione assistita.La biopsia del testicolo consiste in un  prelievo chirurgico singolo o prelievi multipli di tessuto testicolare da uno o entrambi i testicoli.
Fino a qualche tempo fa, questo tipo di biopsia veniva effettuato realizzando diversi tagli in modalità aleatoria su uno dei testicoli, senza l’aggiunta di alcun supporto visivo. Questo metodo è definito TESE (Testicular sperm extraction), tecnica in cui i tagli vengono realizzati in modalità aleatoria senza l’aggiunta di un supporto visivo.
Nel 1998 alcuni Andrologi hanno osservato che all’interno del testicolo di soggetti con NOA i tubuli che hanno maggior probabilità di contenere spermatozoi sono identificabili al microscopio, in quanto di diametro maggiore, più scuri, e più vicini ai vasi sanguigni che decorrono all’interno del testicolo. Da questo nasce la nuova metodica Micro-TESE (“MICROdissection TEsticular Sperm Extraction”) che  consente, grazie all’utilizzo di un microscopio chirurgico, di aumentare il campo visivo dell’urologo livello dei tubuli testicolari dove si sviluppano gli spermatozoi all’interno del testicolo, permettendo di essere più selettivi nell’operazione, evitando danni e aumentando del 20% la possibilità di identificare gli spermatozoi adatti alla riproduzione.
La Microtese diminuisce i casi in cui la coppia deve ricorrere alla donazione del seme, per infertilità maschile, aumentando le probabilità di ottenere spermatozoi ottimi per la fecondazione rispetto alla biopsia testicolare classica.

La procedura:

La tecnica viene eseguita in regime di Day-Hospital. Dopo induzione di anestesia si incide lo scroto per alcuni centimetri, si estrude il primo testicolo, si pratica una ampia incisione del suo rivestimento e si espone il tessuto testicolare. Si introduce quindi sul campo operatorio il microscopio operatore e sotto visione microscopica si ricercano le aree su cui eseguire i prelievi. Se la ricerca dal primo testicolo non dà esiti soddisfacenti si procede con la ricerca sul secondo testicolo, con manovre analoghe. La durata dell’intervento dipende quindi dal ritrovamento o meno di spermatozoi: appena si reperta un numero soddisfacente di spermatozoi ci si ferma. Nei casi di maggior durata non si superano comunque le 2 ore di intervento.

La tecnica Micro-TESE permette di

  • aumentare le probabilità di recupero di spermatozoi;
  • ottenere spermatozoi anche quando la TESE ha fallito
  • minimizzare la perdita di tessuto testicolare;
  • ridurre possibili danni vascolari al testicolo.

CONCLUSIONI

In tutti gli studi che hanno paragonato le due metodiche, la Micro-TESE ha dimostrato una maggiore percentuale di successo rispetto alla TESE nel recupero di spermatozoi.La Micro-TESE ha un successo di circa il 45% nel recupero di spermatozoi anche in quei casi dove una precedente TESE si era rivelata inefficace.

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