tumori femminili e fecondazione assistita

Qual è la correlazione tra tumori femminili e fecondazione assistita?Quali conseguenze rischia di avere la stimolazione ormonale sulla salute?Spesso le donne che affrontano la fecondazione

Tale studio ha coinvolto più di 250 mila donne che hanno intrapreso il percorso della procreazione assistita (con un’età media di 34,5 anni al momento del primo trattamento  sottoposte in media a 1,8 cicli di terapia) e la cui salute è stata monitorata per circa 9 anni. Dallo studio non emerge alcuna differenza sostanziale nell’incidenza dei tumori femminili invasivi tra le donne sottoposte a terapie per la fertilità e la popolazione generale. Solo con un aumento del numero di cicli si osserva un leggero incremento di casi di tumore non invasivo al seno (carcinoma in situ) ma che i ricercatori sembrano attribuire più all’aumento dei controlli sulla salute di queste coppie altamente medicalizzate piuttosto che a un effetto reale dei trattamenti. Le donne che si sottopongono a PMA, infatti, effettuano controlli più frequenti rispetto alla popolazione in generale, portandole a scoprire prima  eventuali problematiche legate alla loro salute. Per le pazienti che effettuano i trattamenti a causa di una problematica maschile o infertilità inspiegata, non si riscontra alcun rischio aumentato di tumore alle ovaie, suggerendo che tale rischio è principalmente dovuto alle caratteristiche della paziente stessa, piuttosto che ai trattamenti propedeutici alla riproduzione assistita. Per tale motivo, un monitoraggio continuo di questa categoria di pazienti è di primaria importanza.

Uno studio Olandese

Un’ulteriore studio, condotto da un gruppo di ricercatori olandesi e pubblicato sul Journal of the American Medical Association evince che le signore che si sono sottoposte a un trattamento di stimolazione ovarica per procedere alla fecondazione assistita non hanno maggiori probabilità di ammalarsi del più diffuso tumore femminile (quarantottomila le nuove diagnosi conteggiate nel 2015). La conclusione consolida alcune evidenze emerse negli ultimi anni. Già nel 2013, infatti, un gruppo di ricercatori israeliani e statunitensi aveva pubblicato su Fertility and Sterility i dati di una ricerca che escludeva il rischio oncologico, di cui sarebbe eventualmente responsabile il surplus di ormoni (estrogeni e progesterone) che si genera nel tentativo di indurre l’ovulazione e che può contribuire all’insorgenza di alcuni tumori al seno, all’ovaio e all’utero. Per questo motivo, prima di cominciare un trattamento, si consiglia alle donne con più di 33-35 anni di sottoporsi a una ecografia mammaria o a una mammografia, per prevenzione.

 

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