Oltre le ferite… la gioia di essere mamma

Ogni donna che incontro quotidianamente nel mio studio ha nel cuore tanta sofferenza. Ma non è soltanto la sofferenza ad accomunarle ma anche, seppur un sentimento opposto,  il desiderio. Lo stesso che, nonostante le difficoltà, le avversità della vita anche se a volte a rilento, si muove mascherato da altri “atteggiamenti” che non sono altro che i tipici meccanismi di difesa che la nostra mente mette in atto per difendersi quando si ritrova a dover affrontare situazioni dolorose e difficili…quello che è successo alla nostra amica Federica che…dopo tante delusioni, si era chiusa nel suo isolamento, rimuovendo e reprimendo il desiderio di maternità….ed è anche grazie all’ amore e il rispetto ricevuto da suo marito, attraverso una comprensione silenziosa …si è sentita libera di rimettere tutta se stessa in gioco, non per dovere ma per amore….” ti stavo aspettando”…quella frase, le ha permesso di volare…oltre le ferite.

 

Mi presento. Sono Federica, ho 32 anni e mi sento in dovere di raccontare la mia storia a tutte quelle donne, quelle coppie che prese dallo scoraggiamento e dalla tristezza, gettano la spugna e non realizzano il sogno di diventare genitore.
Qualsiasi donna che è rimasta incinta spontaneamente non può capire cosa vuol dire non riuscire a farlo naturalmente e considerare la propria maternità solo “ tentando la fortuna” come in una roulette russa. Nemmeno io all’inizio lo sapevo e pensavo, bhe qual è il problema se non rimango incinta naturalmente vado in un centro a fare la procreazione….ehmmm… non è poi così semplice . Adesso vi racconto cosa ho passato dopo il mio primo ciclo di IVF. Tutto ha avuto inizio a settembre del 2010 la prima volta che siamo entrati in un centro di procreazione assistita. Per 2 anni siamo stati considerati oggetti da “ esaminare” e da studiare e mai nessuno che si fosse soffermato sui sentimenti e le emozioni nascoste dietro ad gni singolo esame d’ infertilità positivo, oppure ad ogni beta negativo!!!Ovvio, il problema era il nostro…nessun incoraggiamento anzi come se fosse meglio così, almeno avremmo ritentato di nuovo…e quindi altri soldi!
Comunque dopo 2 anni dicevo, di continue cure e terapie e cicli di IVF decidiamo di fermarci un anno. Il mio corpo e la mia mente erano arrivati a destinazione…esaurimento!!!Game over! Avevo bisogno di non pensarci più di dedicare il mio tempo ad altro.
Un giorno però, passeggiando per i corridoi di un centro commerciale, leggo un poster pubblicitario che descriveva il centro di procreazione assistita Gatjc. Non vi nascondo che in quel momento mi sono sentita congelare dentro, come se fossi stata rimessa davanti alla vera ed unica cosa per me fondamentale, il mio sogno, ma che per le brutte esperienze avevo deciso di abbandonare. A volte si scappa proprio per le ferite aperte e per non risoffrire più. In quel momento ricordo, ho fatto finta di niente, ma quel nome una volta ritornata a casa mi risuonava in testa ma soprattutto mi riportava a riflettere su come avevo bisogno ancora di credere nel mio sogno e che avevo solo bisogno di avere un po’ di coraggio per ricominciare. Decido allora di riaprire l’argomento “tabù” con Stefano, mio marito, il quale mi dice una frase che non dimenticherò mai… “ti stavo aspettando”. Lui non aveva mai messo da parte questo sogno, come invece avevo cercato di fare io, si era semplicemente messo “da parte” per non rendermi stressante le giornate, aspettando che mi sentissi pronta io per ricominciare. Credetemi, questo mi ha dato davvero molta forza, mi sono detta, ci saranno delusioni, difficoltà, ma alla fine senza riprovare ancora, il mio vuoto farà sempre più rumore.
Così mi collego su internet e inizio a fare una ricerca e avere informazioni su questo centro, anche perché lo avevo già sentito nominare da altre conoscenti. Decido di chiamare. Fissiamo una consulenza, e a settembre 2013 ricomincia la ma vita. Già della prima consulenza c hanno fatto capire cosa avremmo dovuto fare. Ho iniziato l’iter delle analisi, ma questa volta non come oggetto, mai sentito l’interesse da parte degli operatori che mi hanno spiegato come questo fosse fondamentale per vedere il mio profilo ormonale e immunologico. Mio marito ha fatto lo spermiogramma ed è uscito come risultato una produzione di spermatozoi più scarsa del normale, oligozoospermia, diagnosi per noi non nuova. Dopo 14 giorni siamo ritornati al centro per visionare gli esami insieme alla biologa Giovanna, il mio profilo era nella norma tranne un pannello trombofilico mutato, mentre mio marito non aveva una buona situazione tuttavia non era un cattivo risultato e ci poteva essere la possibilità che io rimanessi incinta.
Cos’ era quel pannello mutato? MTHFR in omozigosi. Una serie di lettere semplicemente per dire che a causa di una di queste mutazioni, l’attecchimento dell’embrione poteva risultare difficile. Da li ulteriori esami di approfondimento ed il consulto con l’ematologo. E’ stata per noi una sorpresa conoscere questi nuovi risultati. Nessun centro aveva indagato prima in maniera cosi approfondita, considerando in questo modo tutte le possibilità di infertilità.Fiduciosi di questa nuova scoperta, inizio la terapia. Giorno dopo giorno i dubbi aumentavano sempre di più chissà se il mio corpo reagiva a tutte queste medicine che stavo prendendo…l’ attesa per l’ecografia di controllo seppur avveniva ogni 2 giorni circa, a me sembrava interminabile. Ogni giorno d’attesa era sempre peggiore, è sempre peggiore, e non arriva mai. L’ultima ecografia evidenziava 20 follicoli, di circa 18- 19 mm. Ero pronta per il pick up. Finalmente. Quel giorno la Dott.ssa Rita ci ha rispiegato cosa sarebbe successo durante questo piccolo intervento. Ci hanno fatto accomodare, mio marito per la raccolta delle sperma mentre io sul lettino per iniziare il prelievo degli ovociti. Non vi nego che avevo molta paura, qualsiasi cosa vedevo mi faceva paura ….fortunatamente l’ambiente era molto accogliente, “ sono stata addolcita”…ma nel vero senso della parola…ihhhihih l’ ostetrica Manuela smozzando così l’atmosfera di tensione che stavo iniziando a percepire si è avvicinata sorridendomi e mi ha sussurrato dolcemente…”Federica come preferisci il cornetto, cioccolato, marmellata…crema? Cosi dopo l’intervento ti portiamo la colazione a letto”…mi sono sentita a casa..coccolata, piccoli gesti che riscaldano il cuore. Ovviamente ho detto cioccolato .Siamo poi saliti al piano di sopra dove mi hanno spiegato la terapia. Sono riusciti a prendere 17 ovociti e mi avrebbero chiamato nei giorni successivi per dirmi quante effettivamente erano maturate quindi mi sono dovuta trovare sempre di fronte ad una interminabile attesa però mi sentivo felice per quel risultato ottenuto. Dopo che sono tornata a casa …ero troppo nervosa non riuscivo a dormire….sensazioni di agitazione ed ansia mi facevano compagnia. Mi hanno confermato 10 uova maturate risultato ottimo. Giorno dopo giorno sempre più nervosa per l’attesa della coltivazione. Mi sono svegliata all’alba e ho dovuto aspettare ancora qualche ora prima di chiamare per avere qualche notizia. L’unica cosa che sono riuscita a dire senza troppi preamboli è stata “sono Federica… i risultati?” La voce squillante dell’ostetrica Maria Grazia mi conferma 3 embrioni e fissiamo l’ appuntamento per il transfer. Ero felicissima quella mattina ero sicura che sarebbe andata bene e se così non fosse avrei potuto avere altre 2 chance. Finalmente il giorno del transfer, il mio primo appuntamento con il mio embrioncino e come ogni primo appuntamento l’ emozione era alle stelle! Arrivati al centro ci viene incontro la Dott. Tedesco complimentandosi per l’ottima qualità degli embrioni. Durante il transfer mi sono molto emozionata, sentivo come la mia pancia si contraeva per l’emozione, ma sapevo di doverla invece rilassare così, guardavo l’ embrione e immaginavo come piano piano crescendo sarebbe potuto diventare il mio bambino. Durante i giorni d’attesa prima di fare le beta, non è stato facile tenere a bada il pensiero negativo. Temevo che ogni movimento, ogni gesto azzardato potesse provocare un non attecchimento. Cercavo così di pensare in maniera positiva, mi piaceva ripetere nella mia mente la frase della biologa “avete dei meravigliosi embrioni signora!!!Dopo 12 giorni, ho scoperto che ce l ho fatta.
E adesso mentre sono qui a scrivere ho la mia piccola accanto che si è addormentata abbracciata al pupazzo di winnie the pooh, la guardo, l’ammiro ricordando le immagini del mio embrioncino durante il transfer e sono felice di aver trovato in quel settembre 2013, la forza di ricominciare a crederci.