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Un recente studio è stato pubblicato sulla rivista scientifica Human Reproduction. Sono stati analizzati per la prima volta gli ovuli di donne con diagnosi di COVID-19 e non vi ha rilevato la presenza di virus. Questa scoperta, pionieristica a livello mondiale nel campo della procreazione assistita e della fertilità, rivela che non avverrebbe il contagio verticale madre-feto, attraverso gli ovuli. Tutto ciò ha destato molta preoccupazione nelle donne che erano in procinto di iniziare un percorso di PMA ed in chi ha interrotto di cercare naturalmente una gravidanza per la paura del Covid 19. Molte riflessioni ci sono state in merito alla connessione o meno del covid 19 con la fertilità femminile e maschile. Diversi ricercatori hanno cercato di dare delle risposte sul legame tra covid e fertilità, ed è stato possibile così avere dei dati attendibili in merito

La ricerca, si basa sullo studio di un totale di 16 ovuli di due donne asintomatiche che si sono sottoposte a stimolazione ovarica controllata e che sono risultate positive all’infezione da SARS-CoV-2 nel test PCR eseguito nel giorno dell’estrazione degli ovociti. Tale prelievo è avvenuto durante il mese di marzo, prima della paralisi dei trattamenti in tutte le cliniche di fertilità. Dopo aver rilevato che le donatrici erano positive al COVID-19, si è concordato di non utilizzare tali ovociti, secondo un principio prudenziale, e di inviare i campioni al laboratorio di ricerca Undetectable viral RNA in oocytes from SARS-CoV-2 positive women” by Monserrat Barragan et al. Human Reproduction journal.

Questo genere di studio, permette di intraprendere il percorso di pma con molta più serenità. La conoscenza aiuta ad affrontare in maniera più serena e responsabile il proprio percorso fivet.

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