Pma, il viaggio per diventare genitore.

Voglio condividere con voi la storia di Noemi. Una storia d’amore, di lotta e speranza. E’ una grande gioia poter aiutare tante coppie a realizzare il proprio desiderio e poter dire a chi ancora non ci riesce, che se sono disposti a vincere questa lotta ce la faranno, anche se, a volte, saranno necessarie più lotte. Sappiamo quello che c’è dietro ogni test di gravidanza ed è una grande responsabilità e un grande onore poterlo vivere insieme. 

Ciao a tutte sono Noemi. Dopo il matrimonio non abbiamo ricercato subito una gravidanza, volevamo avere del tempo da dedicare alla nostra coppia e completare i rispettivi percorsi di formazione professionale.
Ci eravamo dedicati quindi, a pieno ritmo, al lavoro e appena era possibile partivamo per qualche viaggetto di piacere.
Nonostante ci dicevano che stavamo aspettando un pò troppo, l’idea di allargare la famiglia era per noi una meta non così imminente da dover considerare e soprattutto non pensavamo minimamente che potesse essere difficile e piena di difficoltà. Dopo 4 anni di matrimonio abbiamo iniziato ad avere diversi rapporti non protetti.
E’ passato il primo mese, poi il secondo, il terzo e così via, fino ad un anno di inutili tentativi. Da li il silenzio tra noi, un cambiamento netto nel nostro matrimonio, da tutti i punti di vista. Nessuno stimolo nel continuare a provare mensilmente, anzi i nostri rapporti sessuali erano totalmente cambiati, dalla passione spontanea ai rapporti mirati al gelo più assoluto.
Non riuscivo più ad accettare questa situazione, non volevo più guardare gli occhi lucidi di mio marito ogni qual volta affrontavamo l’argomento senza avere una soluzione.
Iniziai a parlarne con la mia cara amica Marta, anche se me ne vergognavo un po’, lei come sempre dolce e comprensiva mi aveva dato speranza. La sua nipotina era nata con la Procreazione Assistita. Così dopo sei anni di matrimonio, abbiamo finalmente preso i contatti con il centro dove si eravano rivolti il fratello e la cognata di Marta. Gioia Tauro, a 70 km da casa nostra…il luogo dove avremmo realizzato il nostro sogno. Tutto ha avuto inizio con la prima consulenza, dove sin da subito abbiamo capito che la problematica era legata alla qualità del liquido seminale di Gaetano. Dopo diversi giorni, durante i quali io mi dividevo fra lavoro, clinica e laboratorio analisi, mio marito mi aveva confessato che la mia determinazione lo aveva colpito , riaccendendo in lui la speranza. Ricordo quel momento con dolcezza, uno scambio reciproco di forza, speranza e complicità. Affidandoci totalmente alle indicazioni delle ostetriche, con l’arrivo del ciclo, abbiamo iniziato ufficialmente il nostro percorso di Pma. Si trattava di cure che dovevo fare con dei particolari farmaci per un periodo determinato, alla fine di tale periodo mi sarei dovuta sottoporre ad un piccolo intervento per il recupero degli ovociti che poi sarebbero stati inseminati con il liquido seminale di mio marito.
Dopo circa 12 giorni, era arrivato il momento dell’intervento; mi ricordo perfettamente l’agitazione della sera prima e pensavo che magari ero troppo ottimista, che poteva non andare bene qualcosa, che il liquido di mio marito poteva essere peggiorato, e tanto altro ancora. In conclusione, anche sforzandomi, non avevo chiuso occhio. La mattina seguente l’intervento era andato per il meglio , il liquido seminale di mio marito, nonostante la scarsa qualità, è stato utilizzato per inseminare gli ovociti e nei giorni seguenti ci comunicarono che gli embrioni si stavano sviluppando bene.
Dopo 5 giorni ho fatto il transfer e con molta agitazione ho aspettato il 12° giorno per fare il test del β- HCG; quel giorno mi è sembrato eterno. Nei giorni seguenti ho dovuto rifare il test  per verificare se la gravidanza stesse procedendo nel giusto modo e il primo risultato confermava questo.
Diverso fu invece con il terzo test: quando ormai eravamo tranquilli e felici, una spiacevole notizia: il β -HCG era sceso. Eravamo andati nel pomeriggio in clinica, come ci aveva consigliato la dottoressa al telefono, per verificare mediante un’ ecografia se c’ era l’attività cardiaca del feto ed amaramente avevamo scoperto che non esisteva battito e , quindi. non c’era più nulla da fare.
Dovevo solo aspettare l’arrivo del ciclo e prendere atto che il nostro sogno era svanito nel nulla, che tutti i nostri sacrifici erano andati persi e che non potevamo avere il bimbo tanto desiderato. Non ero più incinta.
I primi giorni ho pianto come una disperata e tutta la gioia provata prima era solo un miraggio! Abbiamo accettato con amarezza la situazione iniziando nuovamente la nostra routine.
Era passato qualche mese ed io non riuscivo ad accettare questo fallimento, ne parlavo spesso con mio marito e con la mia amica ed anche loro la pensavano come me: dovevamo tentare ancora, eravamo quasi arrivati alla nostra amata gravidanza e se già una volta era accaduto, poteva accadere nuovamente.
Desideravamo vivamente un figlio e non ci potevamo arrendere così, eravamo ancora giovani per rinunciare.
Così, siamo ritornati in clinica e, convinti più di prima, abbiamo spiegato alla Dott.ssa Vaticano che intendevamo fare un altro ciclo di terapia ed affrontare nuovamente il tutto.
Abbiamo ritirato il nostro programma di terapia e, all’arrivo del ciclo, abbiamo ricominciato.
Tornavano le paure prima dell’intervento ma cercavamo di sostenerci a vicenda motivandoci perchè già una volta avevamo sfiorato la realizzazione del nostro sogno e poteva andare bene … Doveva andare bene…!
L’iter di stimolazione, prelievo e transfer era  identico. Anche stavolta gli embrioni erano cresciuti bene ed avevamo trasferito una blastocisti, come ci comunicarono dal centro.
Bisognava attendere i famosi 12 giorni per il test del β-HCG e, ora più di prima, ero consapevole che poteva essere negativo o che poteva accadere la stessa cosa di prima.
Esito del test: positivo! Stavolta, però, la mia gioia era molto trattenuta dal fatto che poteva ripetersi l’ennesima delusione.
I successivi valori dei test salirono e stavolta avevamo davvero superato la soglia della paura iniziale; dopo qualche settimana siamo andati in clinica per fare un controllo ecografico ed  abbiamo sentito il battito del minuscolo cuoricino.
Non potevamo crederci, stava andando tutto a meraviglia e tutte le paure andavano via via affievolendosi.
Passarono i mesi e a volte cadevamo in momenti di terrore pensando che poteva andare male qualcosa, ma tutto andò bene ed oggi abbiamo un birichino che riempie le nostre giornate. Grazie Gatjc, grazie a chi quotidianamente lavora con dedizione e passione per aiutare tutte le coppie con difficoltà di procreare a realizzare il sogno più bello: quello di essere genitore.