Preservazione della Fertilità

Negli ultimi tempi, l’interesse a preservare la propria fertilità si sta diffondendo notevolmente tanto da diventare un bisogno essenziale per molte persone.

Risulta necessario e importante preservare la fertilità sia per ragioni sociali che mediche.

Per quanto riguarda la preservazione della fertilità per motivi sociali, la mancanza di una sicurezza economica, la prospettiva di carriera ma anche il non aver ancora trovato l’anima gemella sono tra le motivazioni che spingono a preservare la fertilità.
Si tratta dei casi in cui sia uomini e donne che, avendo un partner o meno, decidono di posticipare il proprio progetto di genitorialità fino al momento di trovarsi nella situazione opportuna; questo darà loro la possibilità di avere un figlio proprio senza dover rinunciare al fatto di utilizzare il proprio patrimonio genetico.
Secondo le ultime stime, sarebbero oltre 3.000 le donne che ricorrono a quello che oggi viene chiamato “social egg freezing”.

A spingere verso questa scelta non sono però solamente motivazioni di carattere sociale. Spesso la preservazione della fertilità è un’ indicazione medica in caso di terapie che possono compromettere la fertilità, come quelle antitumorali oppure quando la donna sa di avviarsi prima del tempo a un esaurimento ovarico, pensiamo per esempio ai casi di menopausa precoce.

Molte sono le persone in età riproduttiva ad ammalarsi di cancro. È importante che questi/e pazienti siano adeguatamente informati/e del rischio di riduzione/perdita della fertilità come conseguenza dei trattamenti antitumorali e, al tempo stesso, delle strategie oggi disponibile per ridurre tale rischio.
I progressi conseguiti dalla medicina nel campo dell’oncologia e della medicina della riproduzione umana possono rendere oggi realizzabile il sogno di avere un figlio anche dopo una malattia oncologica. È necessario che il/la paziente oncologico riceva adeguate informazioni sui rischi che i trattamenti comportano alla fertilità e sui trattamenti finalizzati alla preservazione della fertilità maschile e femminile.

Preservazione della fertilità maschile – Banca del seme
Il modo più semplice e comune per preservare la fertilità maschile è crioconservare gli spermatozoi. Non esiste un tempo massimo per il loro congelamento ( è stata descritta una gravidanza ottenuta a 15 anni dal congelamento del seme). Il campione di liquido seminale deve essere depositato presso la banca del seme prima di sottoporre il paziente a qualsiasi tipo di terapia medica e/o chirurgica.
Quando un uomo è colpito, ad esempio, da tumore, spesso deve ricorrere a chemio o radioterapie; molte di queste terapie danneggiano irrimediabilmente gli spermatozoi con perdita definitiva della fertilità.
Oppure si decide di congelare il seme semplicemente per contrastare l’effetto di fattori patogeni quali infezioni, prostatiti, varicocele ecc o più semplicemente l’invecchiamento tissutale.

Preservazione della fertilità femminile

Le strategie disponibili per preservare la fertilità femminile sono:
• congelamento degli ovociti
• congelamento degli embrioni
• congelamento del tessuto ovarico

Il congelamento degli ovociti richiede un periodo di preparazione di circa quindici giorni a partire dal primo giorno di un ciclo mestruale. Viene indotta farmacologicamente la crescita di più follicoli, cioè le strutture che contengono gli ovociti e tramite monitoraggi ecografici ed ormonali viene stabilito qual è il giorno più idoneo per la raccolta ovocitaria. Gli ovociti raccolti saranno poi congelati e scongelati su richiesta della paziente. Utilizzando protocolli particolari potranno essere trattate anche pazienti affette da tumori ormono-sensibili come le neoplasie mammarie.
La crioconservazione degli ovociti offre alle donne la possibilità di avere a disposizione una riserva ovocitaria per iniziare una procedura di fecondazione assistita e pianificare la gravidanza nei tempi ritenuti idonei e conservare la fertilità anche quando siano necessarie, ad esempio, terapie antitumorali. La vitrificazione (congelamento ultra rapido degli ovociti) è una tecnica di crioconservazione con alti livelli di sopravvivenza e di fecondazione

La crioconservazione ovocitaria è indicata in caso di:

  • malattie oncologiche;
  • malattie ginecologiche benigne, es. endometriosi severa;
  • malattie sistemiche che possono compromettere la riserva ovarica;
  • menopausa precoce;
  • donne che decidono di posticipare la maternità per ragioni varie (social freezing).

Uno dei metodi più affidabili per la preservazione della fertilità è la banca dell’embrione: le pazienti sono sottoposte a stimolazione ovarica controllata (COS) col fine di ottenere una crescita follicolare multipla; in seguito viene effettuato quindi un recupero degli ovociti che vengono fecondati in laboratorio e gli embrioni sono poi crioconservati per un uso futuro.
Oltre al congelamento degli embrioni e degli ovociti esiste la possibilità di congelamento del tessuto ovarico che viene suddiviso in numerosi piccoli frammenti immediatamente congelati e crioconservati fino al momento dell’impiego. Questa tecnica risulta essere particolarmente idonea per preservare la fertilità in pazienti molto giovani e in età prepuberale.
La trasposizione ovarica, infine, consiste nello spostare le ovaie il più lontano possibile dal campo di irradiazione nel caso di trattamenti antitumorali.

Preservare la fertilità è quindi una opportunità che viene offerta alle donne che vogliono mettere al sicuro la possibilità di avere dei figli un domani. Le tecniche di congelamento e scongelamento degli ovociti hanno raggiunto un’elevata affidabilità e rappresentano oggi una valida opportunità per le donne che vogliono preservare la loro fertilità.
Un’opportunità significativa non solamente in vista di terapie che possono mettere a rischio le funzioni riproduttive, ma anche per coloro che scelgono di posticipare il momento di diventare madri.

Esiste un limite di età alla crioconservazione degli ovociti?
Crioconservare gli ovociti dopo i 38 anni, offre possibilità di gravidanza significativamente più basse rispetto a quando si congelano prima di questa età.
All’aumentare dell’età della donna, diminuisce il numero di ovociti a disposizione e soprattutto i pochi rimasti hanno un elevata probabilità di non essere cromosomicamente competenti.
La preservazione della fertilità offre reali, concrete possibilità di ottenere una gravidanza a termine solo nelle donne più giovani da un punto di vista riproduttivo, come del resto avviene in ogni tentativo di concepimento spontaneo o in vitro.
A 40 anni, ci sono bassissime possibilità di successo ed assolutamente sconsigliabile la criopreservazione ovocitaria dopo i 42/43 anni.

Quanti ovociti si possono ottenere in media da ogni ciclo di stimolazione?
Il numero degli ovociti che si possono ottenere dopo stimolazione ormonale, dipende dalla riserva ovarica della paziente e non dalla stimolazione stessa.
Ogni mese, infatti, le donne mettono a disposizione un limitato numero di follicoli e solo su questi la stimolazione può agire.
Possiamo stimare che in media le donne in età riproduttiva, mettono a disposizione 7-10 follicoli (e quindi ovociti) al mese.

Quanti ovociti devono essere conservati per avere le maggiori possibilità di ottenere una gravidanza?
Si consiglia di crioconservare dagli 8 ovociti in su, ma il numero di ovociti a disposizione dipende dalla risposta ovarica che è variabile da donna a donna.
Ma, più sono gli ovociti e ovviamente meglio è. A tale scopo si può programmare anche una seconda stimolazione ovarica se si ha tempo a disposizione

Si possono conservare gli ovociti anche se non si ha un partner stabile?
Assolutamente si, anzi uno dei vantaggi del congelamento ovocitario sta proprio nella possibilità per le donne single di preservare la propria fertilità.

Quindi, la crioconservazione degli ovociti è un’opzione per donne che non hanno un partner e che vogliono comunque mantenere una flessibilità riproduttiva.

 

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