Test Genetico PreImpianto (PGT)

Le  coppie a rischio genetico sono costrette ad affrontare ripetute interruzione di gravidanza prima di avere un bambino sano. La possibilità di avere un’alternativa alla diagnosi prenatale, grazie al Test Genetico Pre-Impianto (PGT), risulta essere di grande utilità per queste coppie, evitando il ricorso all’aborto terapeutico.

Test Genetico Preimpianto: il progresso nelle diagnosi

Le coppie portatrici di malattie genetiche ereditarie, o di alterazioni cromosomiche, presentano un elevato rischio di trasmettere queste anomalie genetiche alla propria prole. Per evitare che ciò si verifichi, possono ricorrere alle tecniche di diagnosi prenatale (villocentesi o amniocentesi) per individuare queste alterazioni.
Le tecniche di diagnosi genetica prenatale rappresentano, oggi, delle procedure d’uso comune a livello fetale. Nonostante ciò, nel caso in cui venga individuato un feto malato, le coppie avranno come alternativa la scelta di proseguire la gravidanza o di effettuare l’interruzione terapeutica.

I nuovi progressi delle tecniche di fertilizzazione in vitro (IVF), hanno consentito di spostare l’epoca della diagnosi prenatale dalla fase post-impianto a quella pre-impianto.

Il Test Genetico Preimpianto è la forma più precoce di diagnosi prenatale. Consente di identificare anomalie del patrimonio genetico negli embrioni prodotti in vitro, prima del loro trasferimento in utero.
Si tratta di un analisi genetica molto accurata che consente di analizzare le 23 coppie di cromosomi, mediante biopsia effettuata sul trofoblasto degli embrioni allo stadio di blastocisti.

La biopsia e l’analisi effettuate a questo stadio presentano tre grandi vantaggi:

  • poter prelevare un maggior numero di cellule da analizzare garantendo una notevole accuratezza dei risultati;
  • ridurre significativa il rischio di mosaicismo (ovvero la possibile presenza di diverse linee cellulari nello stesso embrione);
  • evitare la compromissione dello sviluppo embrionale.

L’individuazione e il trasferimento di embrioni con normale assetto cromosomico e, quindi, geneticamente “sani”, permettono di aumentare il tasso d’impianto e di ridurre significativamente il rischio di aborto.
Si realizza, così, un importante traguardo: evitare il ricorso all’aborto terapeutico, spesso devastante dal punto di vista psicologico e non sempre accettato dal punto di vista etico/morale.

Perché fare il Test Genetico Preimpianto?

La maggior parte degli aborti spontanei (circa l‘80%) o il non annidamento dell‘embrione nell’utero possono essere causati da varie alterazioni del DNA embrionale.
Grazie al Test Genetico Preimpianto diminuisce notevolmente il rischio di aborto e di nascite di bambini con problemi genetici.
Il test permette a tutte le coppie che si sottopongono ad un ciclo di fecondazione assistita di conoscere l’assetto cromosomico e/o genetico dell’embrione.

Le tecniche del PGT consentono di selezionare gli embrioni ottenuti da un ciclo IVF, prima del loro trasferimento in utero, non solo in funzione dei parametri morfologici e di sviluppo ma anche del loro corredo genetico. Tale diagnosi fornisce un ulteriore criterio di scelta degli embrioni idonei all’ottenimento di una gravidanza.
Le diverse tecniche sono in grado di analizzare sia il corredo cromosomico dell’embrione nella sua interezza (PGT-A), che disordini genetici associati a singoli geni o mutazioni riguardanti uno o entrambi i genitori e di cui si voglia scongiurare la trasmissione alla prole (PGT-M e PGT-SR).
Nei laboratori, del GATJC Ferility Center, viene utilizzata la tecnica NGS (Next Generation Sequencing), tecnologia di sequenziamento del DNA di nuova generazione, che rende possibile l’analisi di tutto l’assetto cromosomico.

La legittimità giuridica della diagnosi pre-impianto è stata riconosciuta dalla Corte Costituzionale Italiana (Sentenza n.151 del 2009 e Ordinanza n.97 del 2010). Il vantaggio è rappresentato dalla possibilità di trasferire nella cavità uterina della paziente embrioni sani, riducendo così l’incidenza di aborto.

Le applicazioni del PGT

Le tecniche del Test Genetico Preimpianto vengono applicate per:

  • Identificare le malattie genetiche ereditarie (es. fibrosi cistica, beta talassemia, SMA, etc..) che possono essere trasmesse alla prole (PGT-M);
  • Identificare le alterazioni cromosomiche e strutturali (traslocazioni sbilanciate), presenti nel cariotipo parentale (PGT-SR);
  • Identificare le alterazioni cromosomiche di tipo numerico (es. sindrome di Down) (PGT-A);

 Quando è indicato e a chi è rivolto il PGT?

Il PGT-A, che identifica le anomalie numeriche dei cromosomi, è consigliato nei seguenti casi:

  • età materna avanzata: Donne con età maggiore di 35 anni in cui la riduzione della potenzialità riproduttiva potrebbe essere attribuita all’elevata percentuale di embrioni con anomalie cromosomiche;
  • poliabortività: Pazienti che hanno avuto nella loro storia riproduttiva due o più aborti spontanei non dovute a cause “meccaniche” quali patologie dell’utero (fibromi, malformazioni congenite, etc..) o altri fattori (es. difetti della coagulazione, autoimmunità, etc..);
  • ripetuti fallimenti d’impianto: Pazienti che hanno avuto fallimento in 2 o più cicli di trattamento FIVET-ICSI, nonostante sia stato effettuato un trasferimento di embrioni di buona qualità morfologica;
  • mosaicismo cromosomico: Pazienti con un cariotipo alterato a causa di linee cellulari a mosaico a carico dei cromosomi sessuali;
  • Infertilità maschile grave: pazienti azospermici che devono ricorrere al prelievo di spermatozoi dalle vie seminali mediante le tecniche di MESA e TESA e che hanno fallito almeno un ciclo di ICSI in precedenza
  • richiesta della coppia che ha il diritto, sancito dalla normativa vigente, di conoscere lo stato di salute dell’embrione.

Il PGT-A, che consiste nello studio dell’assetto cromosomico degli embrioni, viene applicato nel tentativo di aumentare le percentuali di gravidanza evolutiva nei pazienti che hanno una performance riproduttiva ridotta e/o per ridurre l’incidenza di aborti nonché, diminuire il rischio di trasferire embrioni con anomalie cromosomiche. In questo modo la selezione degli embrioni da trasferire nell’utero della paziente si basa non solo sull’aspetto morfologico ma anche sull’assetto cromosomico, che riflette la loro possibilità di dare origine ad una gravidanza portata a termine.

Il PGT-SR, che identifica le anomalie strutturali e numeriche dei cromosomi è indicato quando uno dei due partener della coppia è portatore di una traslocazione bilanciata. Questa è un’alterazione cromosomica in cui segmenti cromosomici, più o meno lunghi, cambiano posizione o si dispongono in modo anomalo, che non comportano perdita né guadagno di materiale genetico. Gli individui portatori di una traslocazione bilanciata risultano perfettamente sani, ma un’alta percentuale dei loro gameti può presentare gravi anomalie cromosomiche, che il più delle volte impediscono la gravidanza. Il PGT-SR permette a questi pazienti di selezionare gli embrioni privi di traslocazioni sbilanciate, evitando di conseguenza la nascita di bambini con alterazioni cromosomiche gravi.

Il PGT-M, che identifica le malattie genetiche ereditarie a trasmissione dominante, recessiva o legate al cromosoma X (X linked), è indicata alle coppie portatrici di malattie genetiche (es. Beta Talassemia) e permette loro di avere figli senza ricorrere all’interruzione di gravidanza nel caso in cui, a seguito della diagnosi prenatale, il feto dovesse risultare affetto dalla specifica malattia genetica.

Il test viene applicato per la diagnosi di tutte quelle malattie genetiche per le quali è stato identificato il gene responsabile.

Quali sono le anomalie genetiche rilevate?

Le anomalie geniche rilevate di frequente sono:

  • Fibrosi Cistica e Beta Talassemia,
  • Atrofia Muscolare Spinale,
  • Distrofia Miotonica e Neurofibromatosi,
  • Charcot Marie Tooth,
  • Distrofia Muscolare di Duchenne-Becker,
  • Emofilia A o B e Sindrome dell’X-Fragile.

Le anomalie cromosomiche strutturali rilevate riguardano le traslocazioni cromosomiche.

Si distinguono due tipi principali di traslocazioni:

  • traslocazioni reciproche che consistono nello scambio di segmenti cromosomici tra due cromosomi non omologhi.
  • traslocazioni Robertsoniane che consistono nella fusione, a livello del centromero, di due cromosomi acrocentrici, con conseguente perdita del braccio corto. Il cariotipo che ne risulta possiede perciò un cromosoma in meno, in quanto due cromosomi si sono fusi insieme. Le traslocazioni robertsoniane possono coinvolgere tutte le combinazioni possibili di cromosomi acrocentrici ma il più comune coinvolge i cromosomi 13 e 14.

 

Posso essere sicura di avere un bambino sano con il PGT?

Il beneficio delle tecniche PGT consiste nella selezione dell‘embrione aumentando le probabilità di successo.

Grazie alle tecniche usate per il PGT la probabilità di successo, con il transfer di un embrione, aumenta  fino all’80 %. Nel caso del PGT-A viene selezionato l’embrione privo di anomalie numeriche dei cromosomi. Inoltre, le donne sono preservate da transfer inutili e dagli aborti spontanei causati dalle anomalie cromosomiche.

Il PGT non può escludere lo sviluppo di patologie genetiche legate ad avvenimenti che influenzano il feto, infiammazioni o cause fisiche. Nella popolazione, il 3-5% dei bambini nascono con malformazioni congenite.

In ogni caso è necessario dedicare molta attenzione allo screening prenatale. Grazie al sistema elaborato della cura prenatale nel nostro Paese, il rischio della nascita di un bambino affetto da una malformazione si riduce al minimo.

Come si esegue il PGT?

Il PGT combina l’utilizzo delle tecniche IVF con le più avanzate ricerche in campo genetico.
Le coppie che si sottopongono al PGT iniziano un trattamento di PMA che permette il recupero degli ovociti che verranno inseminati con gli spermatozoi.
Una volta fertilizzati gli ovociti, gli embrioni ottenuti vengono mantenuti in coltura per 5-7 giorni fino al raggiungimento dello stadio di blastocisti.
E’ proprio a questo stadio che viene effettuato il prelievo delle cellule (biopsia del trofoblasto) il cui DNA verrà analizzato in maniera specifica, in base al tipo di test (PGT-A, PGT-SR e PGT-M) effettuato.
Gli embrioni che risultano sani verranno trasferiti nell’utero aumentando notevolmente il tasso di gravidanza e riducendo il rischio di aborto.

Le nostre percentuali di successo nei cicli con il Test Genetico Preimpianto

Il GATJC Fertility Center effettua dal 2013 il Test Genetico Preimpianto sugli embrioni allo stadio di blastocisti prima del trasferimento nell’utero aumentando ulteriormente la probabilità di ottenere la gravidanza.

Il tasso di gravidanza a termine per trasferimento embrionale a seguito del  PGT risulta essere dell’80%.