L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS)  fornisce in proposito utili e chiari consigli che conviene consultare.

La consapevolezza del possibile arrivo di una gravidanza dovrebbe innescare nella donna una serie di accorgimenti volti a tutelare la salute del nascituro già prima che la gravidanza sia in corso perché gli ovociti possono accumulare danni tossici e poi trasmetterli al futuro embrione

Le donne che ricercano una gravidanza dovrebbero astenersi da subito dal fumo e dal consumo di alcolici, limitare al minimo indispensabile l’assunzione di farmaci ed evitare con ancora maggiore attenzione l’esposizione ai tossici alimentari ed industriali

Tra le primissime e più importanti indicazioni dell’OMS c’è la necessità di assumere supplementi di acido folico nella misura di 400 microgrammi al giorno con l’obiettivo specifico di prevenire l’insorgenza di difetti del tubo neurale, primo tra tutti la spina bifida. Dati recenti provano l’efficacia anche nella prevenzione delle sindromi autistiche. Il supplemento giova allo stato di salute generale, non da alcuna intolleranza, costa pochi euro al mese e può evitare gravi patologie a vostro figlio. Va preso senza esitazioni, sempre.

Purtroppo, la supplementazione con acido folico non previene tutte le spine bifide ed i casi di autismo. Il motivo più probabile è che alcune forme siano indipendenti dall’acido folico. Inoltre, la via metabolica dei folati (il ciclo del carbonio) necessita anche di altre sostanze (soprattutto vitamine B) ed é ragionevole pensare che una supplementazione più ampia conferisca una protezione maggiore. Infine, esiste un forte sospetto che donne e uomini portatori di una variante patologica dell’enzima MTHFR (nell’area mediterranea gli eterozigoti arrivano quasi al 50% della popolazione) non si giovino a pieno del supplemento di folati ed abbiano un maggiore rischio di concepire figli affetti.

Quando la gravidanza non arriva

La mancanza di una gravidanza dopo un lungo periodo di rapporti completi non protetti configura una problematica di ipofertilità di coppia. Da un punto di vista statistico le probabilità che il problema sia maschile o femminile sono sostanzialmente uguali ed in quasi la metà dei casi coesistono entrambi. Ciò nonostante viviamo ancora un’epoca di frequente accanimento diagnostico e terapeutico sul versante femminile, in parte frutto di retaggi culturali, mentre un problema maschile viene talvolta considerato come estrema ratio. Quindi, la prima cosa che una donna incapace di ottenere gravidanze deve fare è convincere il proprio medico ed il proprio partner ad affrontare da subito anche l’altro versante del problema.

Sul versante femminile il medico provvederà a verificare se la paziente ovula regolarmente, se se ci sono problemi endocrini , eventualmente eseguirà indagini cromosomiche e/o genetiche. Queste indagini potranno evidenziare un problema correggibile chirurgicamente o con una terapia medica. In altri casi si potrà evidenziare una condizione concomitante che ha un effetto negativo sulla fertilità, tipici esempi sono la sindrome dell’ovaio policistico e l’endometriosi. Anche se queste condizioni non sono sempre “guaribili” la conoscenza del problema orienterà verso le strategie di trattamento più opportune.

Quando l’ovulazione è alterata

Una parziale irregolarità ovulatoria ed occasionali anovulazioni sono un fenomeno quasi normale e non implicano necessariamente una ridotta fertilità. Il medico potrà agevolmente capire l’entità del problema monitorando alcuni cicli con l’ausilio di verifiche ormonali e/o ecografiche. Nelle donne di età superiore ai 35 anni ed in tutti i casi sospetti sarà opportuno stimare con maggiore cura l’età riproduttiva attraverso la conta dei follicoli antrali e/o il dosaggio dell’ormone anti-mulleriano(AMH).

Le irregolarità del ciclo tendono fisiologicamente ad aumentare con l’avanzare dell’età riproduttiva e possono essere un campanello di allarme che consiglia una certa fretta. Di contro le stesse sono frequenti anche in donne molto giovani, spesso all’interno di una sindrome dell’ovaio policistico. La maggior parte di queste situazioni sono migliorabili con l’ausilio di terapie mediche. Le donne che soffrono di gravi disturbi dell’ovulazione o di mancanza di ovulazione possono invece necessitare un percorso diagnostico e terapeutico più articolato e devono talvolta ricorrere a tecniche di PMA.

Quando si assumono antiossidanti

Questo è il motivo per il quale, anche in assenza di problematiche note, un supporto antiossidante allo sviluppo dell’ovocita, che dura circa 3 mesi, è sempre consigliabile. Bisognerà però tassativamente evitare interventi aggressivi con sostanze dotate di attività farmacologica. I cosiddetti antiossidanti diretti come ad es. vitamine C, E ed A, coenzima Q, selenio e simili, soprattuto se ad alte dosi, compromettono l’equilibrio ossido-riduttivo cellulare e rischiano di causare problemi opposti e potenzialmente più gravi.

Tutte le cellule, e prime tra tutte i gameti, hanno bisogno di un equilibrio ossido-riduttivo perfettamente bilanciato che può essere ottenuto solo attraverso una normalizzazione dell’attività cellulare. Mentre una dieta equilibrata fornisce tutte le sostanze che collaborano all’equilibrio cellulare (molte centinaia) in quantità e combinazioni selezionate dall’evoluzione, l’assunzione di sostanze antiossidanti in forma di integratori, peggio ancora se ad alta attività, serve soltanto a stressare in senso riduttivo le specifiche reazioni chimiche nelle quali ciascuna di queste sostanze interviene. Questo vuol dire bloccarle per il motivo opposto. Non esistono rimedi magici né sostanze speciali che correggono tutte le alterazioni biochimiche.

Un efficace supporto all’equilibrio ossidoriduttivo cellulare può invece essere ottenuto fornendo alla cellula, anziché antiossidanti pre-formati, le sostanze delle quali la stessa cellula ha bisogno per produrre i suoi antiossidanti quando e dove serve, nelle quantità giuste e fino a quando sono necessarie.

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